Juncker: l’Europa in cui voglio vivere non è quella dei muri contro i profughi.
E’ un messaggio, quello del presidente della Commissione europea, molto forte e rivolto a tutti: alle istituzioni nazionali degli Stati membri, alle istituzioni europee e, soprattutto, a noi cittadini. La Commissione europea è la guardiana degli interessi dell’Unione, ma soprattutto dei valori che hanno portato alla fondazione della CECA, oggi UE. Juncker, anche se non lo dice espressamente, fa leva proprio su quei valori.
La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche.
Dichiarazione Schuman – 9 maggio 1950
L’Unione europea nasce da un’auspicata solidarietà tra popoli, in particolare tra quelli europei. Oggi, le condizioni politiche e sociali vogliono che una parte del mondo, quella orientale, sia attanagliata da furiose e disastrose guerre. Proprio la CECA era nata dallo sconforto seguito alla Seconda Guerra mondiale e dalla volontà di evitare un terzo conflitto. Ecco uno dei motivi per cui la questione mediorientale deve starci a cuore: oggi, in quei Paesi, si vive il disastro che l’Europa degli anni ’40 stava vivendo. Guerre, violenze, bambini soldato, famiglie distrutte, città ed opere distrutte, terrore, sangue.
Non è il momento di essere egoisti. Alcuni Paesi membri rifiutano di collaborare alla risoluzione che il problema immigrazione sta creando. L’Italia è presa d’assalto. Gli italiani sanno che all’accoglienza dei profughi seguono una serie di ”confort”, e quei confort costano e pesano sulle loro spalle. Io non li chiamerei confort ma utilizzerei il giusto nome: diritti fondamentali che uno Stato democratico semplicemente non può rifiutare a nessuno. Il problema è che questi diritti devono oramai essere garantiti ad un numero quasi incalcolabile di profughi con un proporzionale aumento delle risorse impiegate per garantire quei diritti. Se l’Europa agisse secondo quei valori sui quali è sorta, si unirebbe, e i Paesi insieme risolverebbero questa grave emergenza. Ognuno potrebbe ospitare un certo numero di profughi affinché l’Italia non venga lasciata sola. Ecco: è questa l’Europa di Schuman, di Spinelli e di tanti altri che hanno fondato questa istituzione sovranazionale; è l’Europa che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, è l’Europa della solidarietà, del mettere in comune le risorse così come i problemi.
Su questi punti, si sta lavorando. Nel frattempo, cosa devono fare le forze politiche nazionali?
Juncker esprime il suo parere negativo nei confronti delle forze politiche di estrema destra e di estrema sinistra che non fanno altro che fomentare l’odio senza proporre una soluzione. Niente di più vero.
Guardando la situazione italiana, sento di dover spendere due parole su quei partiti politiche che, a ben guardare, davvero non offrono niente. Ruspa non è una soluzione; Alfano a casa non è una soluzione. Questi leader non fanno altro che trovare delle ragioni per generare malcontento, tra l’altro mai spiegando certi retroscena, solo per accaparrarsi consensi. Non c’è un filo logico nei loro discorsi, non apportano argomentazioni alle loro statuizioni. ”I profughi fanno schifo” è un postulato; un postulato andrebbe sempre spiegato, altrimenti non ha significato. Questi uomini e queste donne credono di saper parlare alle genti senza conoscere nemmeno i fondamenti di un discorso politico. Si sporcano la bocca con le parole ”Unione europea”, ne fanno magari anche parte, ma non ne conoscono nemmeno le istituzioni, figuriamoci i valori. Sono queste le persone a cui volete ispirarvi? Gente che non sa nemmeno quale ruolo dovrebbe ricoprire all’interno dell’istituzione in cui è stata eletta?
Tutto molto teorico.







